Simbolo del Paganesimo Slavo
Simbolo del Paganesimo Slavo
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simboli Dio Perun

 

 

 

 

 

ENGLISH VERSION PART 1

https://aglaiaenglish.wordpress.com/2016/03/09/slavic-paganismn-part-1/

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Ogni pagano segue un Phanteon diverso, i più studiati sono quelli celtici e nordici, oltre che a quelli greco romani. Per molto tempo anche io fui interessata al Phanteon greco romano, forse perchè avevo avuto modo di studiare queste Divinità durante la scuola. Inoltre avevo una passione smodata per gli egizi ma quando mi avvicinai al paganesimo e provai a inserirvi i culti egiziani mi resi conto che non mi rispecchiavano e che questi erano troppi lontani da me, visto che sono molto legata alle mie radici europee. Iniziai una lunga ricerca di miti, leggende e Divinità, alla ricerca forse più di me stessa che di una vera e propria religiosità. Si dice che non dobbiamo essere noi a scegliere i nostri Dei ma che, al contrario, si deve aspettare una sorta di chiamata. Per molto tempo restai nel dubbio, indecisa su quale fosse il mio percorso.  Avevo molti dubbi, non solo sugli Dei, ma soprattutto su me stessa e sulla mia personalità, che si alternava tra quella che dovevo essere e quella che desideravo, al costo di snaturare il mio Io. Era il periodo in cui, oltre che a trovarmi nel bel mezzo dell’ adolescenza, studiavo con intesita’ tutti i testi di magia che trovavo, iniziando a crearmi un mio percorso e le mie pratiche. Lentamente ma inesorabilmente anche io trovai la mia strada, e la trovai nelle Divinità slave, che con le loro storie, i loro tratti caratteristici e l’ alone di mistero che ancora oggi le circonda, fecero breccia nel mio cuore. Sebbene il Phanteon slavo sia molto diversificato e complesso, io mi sentii legata immediatamente alla figura controversa del Dio Veles, rappresentava infatti esattamente quello che io mi ero sempre immaginata in un Dio. L’ intelligenza, la forza, la magia, una natura maliziosa, la brama di potere. Guida per le anime dei defunti, protettore dei maghi, dei musicisti e del bestiame. Essendo legata non solo al culto degli Antenati, ma anche agli Dei cornuti, (il cervo e’ molto probabilmente il mio animale totem) mi resi conto che Veles mi chiamava da molto tempo, da piu’ di quanto io riuscissi a immaginare. Per la Dea fu piu’ complesso. Sia forse per le mie difficoltà  nell’ esprimere la mia femminilità, sia perche’ di natura sono piu’ legata al principio maschile e alla forza protettrice di un Dio trovai per molto tempo una serie di ostacoli nel relazionarmi con le Dee, prima di riuscire a riscoprire in me una natura un po’ selvaggia, un po’ forse primitiva e immatura. Sebbene le fonti siano scarse e derivino da una contaminazione greco romana,  adesso nella mia pratica magica è entrata a far parte Devana, la moglie di Veles e Dea della Caccia e dei Boschi. Questo articolo che vi apprestate a leggere e’ un riassunto e una infarinatura sulle divinità’ slave. Ho deciso di scriverlo, sebbene non sia un culto che interessi a molti, proprio perchè é sconosciuto e meriterebbe più attenzioni. Molti si rifanno a Phanteon che hanno raggiunto una certa notorietà, dimenticando di ricercare magari qualche nozione più nascosta, più dimenticata, più segreta. In questo modo spero di poter dare un po di visiblita’ a queste antiche credenze e aiutare magari chi, ancora incerto sul proprio cammino, può forse trovare tra le mie poche righe l ispirazione per trovare, alla fine di una percorso più complesso, la propria Divinità. Inoltre, visto che questo è un blog, mi fa piacere condividere qualcosa di me con gli eventuali lettori 🙂

Buona lettura.

I commenti e le curiosità sono sempre ben accette e se volete potete lasciare un commento. Vi risponderò il più presto possibile ^^

L’ antica religione slava e’ giunta fino a noi estremamente frammentata e sostenuta da scarse fonti, molte delle quali incerte.  Sappiamo che gli antichi riconoscevano 3 Regni: Jav, Prav e Nav.

Nav - Jav e Svarga
Nav – Jav e Svarga

Jav e’ il mondo materiale, naturale, in cui vive l’ uomo e l’ unico mondo che la maggior parte delle persone conosce. Il Nav e’ il mondo immateriale, il mondo degli spiriti e del soprannaturale. Il Prav rappresenta invece le leggi che regolano i mondi. Il simbolo principale  della cosmologia slava e’ l’ Albero del Mondo, una quercia.

Albero del Mondo
Albero del Mondo

Si credeva infatti che questi tre regni fossero strutturati verticalmente, come su una enorme quercia capace di sostenere l’ universo. Sulla vetta si trova lo Svarga, una sorta di paradiso dove abitano Svarog e le Divinita’ che non appartengono e non dimorano nell’ Oltretomba

Nel tronco si trova il mondo delle creature viventi e nelle radici si trova l’ Inferno, abitato da Černobog, Morana e Zmaj, che venne utilizzato come un aratro dal Dio Perun per separare i Mondi.

Il Phanteon slavo e’ molto complesso e diversificato, con Divinità che nei secoli sparivano e altre che acquistavano importanza, anche in base all’ evoluzione della società e ai contatti con altre popolazioni. Di seguito riporto le Divinità che maggiormente hanno influenzato il mio percorso e che ho potuto studiare.

rod
Rod il Creatore

Rod è il creatore dell’ Universo, rappresenta il mistero della creazione.  La creazione del mondo rappresenta una delle prime domande che l’ uomo si pone. Rod è il creatore,  lui è tutto ciò che esiste, ed è nato da sè. All inizio era solo oscurità, e Rod fu come una gemma, intrappolato nel guscio. Quando donò l amore alla Dea Lada il guscio si ruppe e venne fuori l amore. Questa descrizione dell universo ricorda molto la teoria del Big Bang. Dopo essersi tagliato il codone ombelicale Rod separò l’ acqua del cielo,  creando la terra. Quando si liberò dal’ uovo continuò a creare. Separò il vero dal falso, la luce dalle tenebre, Nav da Jav, il bene dal male. Poi fu la volta della Madre Terra che entrò nell’ oceano. Rod è il creatore di tutti gli Dei. Alla fine della creazione Rod creò dallo stesso suo corpo i corpi celesti, la natura e i fenomeni naturali. Fece il sole dal suo volto, la luna dal suo petto, le stelle dai propri occhi, l’ alba e il tramonto dalla sua fronte, la notte oscura dalla profondità dei suoi pensieri, il vento dal suo respiro, la pioggia, la neve ed il ghiaccio dalle sue lacrime, il tuono ed il fulmine dalla sua voce.  Rod creò la mucca Zemun e la capra Sedunj. Il loro latte si sparse e fu creata la Via Lattea.  Svarog completò la creazione del mondo, mettendo 12 pilastri come supporto alla sfera celeste. Alcune fonti dicono che Rod creò la pietra Alatir con la quale creò il latte della vita.

Simbolo di Rod
Simbolo di Rod

Alatir rimase sul fondo dell’ oceano latteo e dalla schiuma del mare fu creata l’anatra Sveta, che covò la nascita di molti altri Dei. Rod è il protettore  dei raccolti, della nascita e della famiglia. Queste parole in quasi tutte le lingue slave hanno la loro radice nella parola Rod. Rodak, cugino, Rodbina, parenti, Porod, nascita, Priroda, natura, Narod, popolo. Rod è protettore del popolo, dei legami di sangue e tra clan. Rod si diffonde su tutto come elemento di base o come una sorta di fondamenta. Rod è tutto attorno noi.

Svarog  è una delle più importanti divinità del mondo Slavo, era considerato il padrone degli dei . Era addirittura considerato di essere la reincarnazione di Rod. Svarog è il padre e il creatore degli dei continuando la creazione del mondo dopo Rod. L’intero cielo stellato corrisponde ad una ruota che viene girata da Perun, il fratello di Svarog e contiene dodici costellazioni zodiacali, che simboleggiano le dodici divinità maggiori. Secondo la leggenda, quando Svarog  concluse con la creazione del mondo, prese sua moglie Bozena Vida e la portò sulla terra per farle vedere la su opera. Mentre Svarog stava ammirando la sua opera, la moglie si  addormentò sotto i rami di un albero.

svarog
Svarog

Nel sogno vide che nel mondo camminavano delle creature simili a lei e Svarog. Quando si svegliò, raccontò a Svarog quello che aveva sognato. Svarog le disse  che il mondo avrebbe dovuto essere governato dalle creature terrene come loro. Svarog prese due alberi e da loro creò delle persone. Queste persone erano mute e senza vita. Allora Svarog diede vita alla prima persona, mentre la Dea alla seconda. Era un albero di quercia a quale Svarog diede la vita. Dalla quercia creò un uomo e lo chiamò Dobravko, mentre Bozena Vida dalla calce diede vita ad una donna che chiamò Ljubljanka. Svarog ordinò alle due creature di dare al mondo eredi che avrebbero vissuto sulla  terra ed ognuno di loro avrebbe dovuto crearsi il proprio destino. Così Svarog finì di creare il mondo.Svarog realizzò anche la fede nunziale, e così divenne il protettore del matrimonio. Insegnò anche alle persone a lavorore l’acciaio. Sul petto aveva un aquila, nelle mani teneva due scettri che avevano le sembianze del sole. Nella testa  spesso aveva un elmo con le corna di bufalo. Gli altri dei erano davanti  a lui. Il giorno dedicato a Svarog era Martedì. Svarog era sempre raffigurato con un martello in mano di grandi dimensioni. Inoltre, il luogo di culto di Svarog era il camino intorno a cui si eseguivano  spesso rituali  dedicati a Dio. L’animale che lo rappresentava era  l’aquila. Gli slavi spesso giuravano su Svarog e la parola era considerata sacra. Inoltre, quando entravano in una confraternità di pace e di altri importanti accordi sociali e politici, gli slavi  giuravano su Svarog e sul Sole. La parola Svarog aveva un significato molto più importante delle parole dedicate ad altri dèi. Probabilmente questo era dovuto al fatto che Svarog era considerato il custode dell’ordine, sia celeste che terrena.

Svetovid era legato all’isola Rujan, dove,nella città di  Arkona era stato costruito il magnifico tempio dedicato a Svetovid, secondo il costume slavo il dio era costruito in legno e  dipinto con gli scenari  delle  battaglie. Come era raffigurato Svetovid? I cronisti descrivono la statua di Svetovid come una divinità spaventosa, alta otto metri e con quattro teste. Due teste di Svetovid erano davanti  e altre due  dietro e ogni testa guardava nella sua direzione, sembrava che Svetovid guardasse in tutti i quattro lati del mondo. Il Dio nella sua mano teneva l’arco, mentre accanto a lui c’era un’armatura tipica  guerriera: le briglie,la  sella e la spada. A Svetovid apparteneva anche il cavallo bianco che era di proprietà del Templio, e  solo il sacerdote poteva  prendersene cura.  I paesani(dell’isola Rujan) ritenevano che  Svetovid di notte cavalcasse il suo cavallo, visto che ogni mattina lo ritrovavano  sudato e fangoso. Il cavallo bianco di Svetovid, serviva ai sacerdoti  per un tipo di rito che si svolgeva nel seguente modo: davanti  al cavallo erano state collocate un gruppo di lance, che il cavallo avrebbe dovuto oltrepassare. Nel caso in cui il cavallo avesse fatto il primo passo con la zampa destra, si sarebbe pensato che la battaglia avrebbe avuto una buona fine, e se invece avesse mosso la zampa  sinistra, si sarebbe pensato il contrario. Questo rito non si svolgeva solo poco prima di andare in battaglia, ma in qualsiasi altro caso, che richiedesse una sorta di scelta. Gli slavi hanno sempre rispettato l’esito delle previsioni, perchè significava che l’avvenimento era nella volontà di Svetovid.

Khors e’ il Dio del Sole Invernale e le antiche fonti che lo nominano sono il manoscritto Nestoriano e il CAntico della Schiera di Igor. Khors rappresenta il Sole Vecchio che si indebolisce man mano che i giornii si fanno piu’ brevi nell’ emisfero settentrionale. Muore il giorno di Korochun, durante il solstizio d’ Inverno. viene sconfitto dalle forze oscure  e malefiche di Černobog. Il 23 Dicembre risorge ed inizia cosi’ il nuovo Sole: Kholeda. grazie alle sue trasformazioni Khors e’ il Dio della cura, della medicina, del trionfo sulla malattia e della sopravvivenza. E’ visto come il Dio delle erbe, dei guaritori, un uomo di grande conoscenza. Al Solstizio d’ Inverno in onore del Dio vengono fatte delle danze a catena chiamate horo, kolo nel serbo riformato.

Ozwiena e’ la Dea dell’ Eco e la sua figura e’ connessa alla divulgazione dei segreti e delle azioni dell’ uomo. Come Dea del pettegolezzo e’ in grado di udire anche il piu’ flebile dei sussurri e incapace di mantenere un segreto, disperde e racconta i discorsi degli amanti e le conversazioni private. come Dea della fama e della gloria spargeva nel mondo il racconto di gesta di eroi e sovrani, ed e’ al servizio di Peklenc. Diffonde per suo conto le urla dei dannati come avvertimento per i vivi.

Dažbog era considerato una divinità che dà, come espresso dal suo nome. La prima parte del nome è “dare” che è una forma del verbo dare, e la seconda parte è ” dio.  Ma che cosa dà esattamente Dažbog? È possibile che questo dare si riferisca al Sole e alla luce solare, perché è un processo molto importante in natura. Gli Slavi hanno sempre attribuito una grande importanza al Sole. È stato la base per la vita ed è sempre stato considerato un elemento positivo. Infatti il Sole ha dato vita alla terra e così il dio del Sole è uno che dà, cioè, Dažbog. In realtà è il disco solare. In tutti gli scritti medievali in cui si menzionano gli Slavi, viene sempre citato da qualche parte. Lo menzionavano i romani, i greci ed i cronisti russi che hanno scritto sull ’antica religione slava. Dažbog era considerato la divinità protettrice del focolare domestico e per l’essere umano il fuoco era una risorsa necessaria per fargli superare il periodo invernale, così come un valido aiuto in molti altri lavori. Tuttavia, il fuoco poteva avere un aspetto negativo, crudele, rivoltarsi contro l’uomo e portarlo nel mondo dei morti o distruggerne la proprietà. La protezione dal fuoco era fondamentale per la sopravvivenza e molti riti sono collegati con il fuoco. Dažbog è stato sicuramente anche il dio della pioggia. Uno dei suoi nomi è “Daždbo” e “dažd” in molte lingue slave (slovacco, ceco, russo, polacco …) significa pioggia. La pioggia era importante perché da essa dipendeva il raccolto. Se la stagione era secca, si praticavano vari rituali per invocare la pioggia. È noto che gli slavi si rivolgevano agli dèi da pari a pari perché si consideravano loro discendenti. In realtà, si consideravano nipoti di Dažbog, suoi discendenti diretti. Non si sa di certo quanti figli avesse Svarog, ma è abbastanza certo che Dažbog fosse uno di loro. Alcuni autori (Vyacheslav Vsevolod e Vladimir Toporov) ne citano solo due, Svarozic e Dažbog, mentre altri gli attribuiscono come figli Perun, Svetovid, Dažbog e Veles. Il sole, secondo la credenza, di giorno era in cielo e donava la luce, mentre di notte dormiva nel regno dei morti. In realtà Dažbog ogni mattina girava nel cielo su un cavallo bianco o su di una carrozza, mentre la sera moriva e andava nel mondo dell’aldilà e al mattino rinasceva. Questo ciclo di morte e di rinascita era molto comune in molte religioni pagane, così come nel paganesimo slavo.

Peklenc e’ il Signore del sottosuolo e giudici divino. Governa il fuoco sotterraneo in cui si formano le pietre ed i metalli. Giudica gli uomini e le persone crudeli ed ipietose venivano trasformate in pietre, i litigiosi in lupi, e chi non aveva compassione per il prossimo si trasformava in una creatura che si cibava del suo stesso corpo. Agli uomini che vivevano nell’ ingiustiia mandava loro un basilisco e la terra si apriva e ingoiava intere citta’.

Perperuna, moglie di Perun, e’ associata alla pioggia e co il suo simbolo, la vipera, e’ la cusotde della casa.

perun
Perun

Perun è il dio dell’atmosfera, del cielo materiale e non immateriale come Svarog. Perun è uno degli dèi slavi più potenti. Punisce la slealtà e tutte le persone cattive. È legato alla giustizia come ogni divinità che abbia legami con Giove. Punisce i cattivi ed i disobbedienti chiudendo loro le porte del cielo. Punisce la slealtà e per l’esecuzione della pena usa spesso il fulmine. Il nome Perun deriva dal suffisso “-un” o “-unj”(-yнь), che significa “colui che deve compiere un’azione”, e dalla radice “per-” che significa colpire, distruggere. Così Perun vuol dire “colui che colpisce, frantuma e tuona” ed anche “dio della distruzione e della demolizione”. Ecco perché gli è attribuito il potere di scatenare catastrofi naturali. La leggenda racconta che, quando Perun attraversava il cielo sul suo carro, il rumore delle ruote rappresentava il tuono.

Nelle statue era raffigurato come un uomo forte e barbuto. I vestiti fanno presumere che si trattasse di un guerriero in armatura, come per la maggior parte degli dèi slavi. Perun viene rappresentato anche con in mano una spada di pietra con la quale colpisce e trasforma in pietra tutto ciò che tocca. Inoltre, viene rappresentato anche con un arco, un tempo identificato con l’arcobaleno, e, quando tirava, la freccia si trasformava in un fulmine. Possedeva anche le mele d’oro. Alcune leggende racconto di un tremendo scontro tra Perun e suo fratello Veles. Il suo animale era un gallo di fuoco, una sorta di Fenice slava. Tra i suoi animali c’erano anche dei draghi. I suoi riti erano legati al fuoco. Vicino al suo idolo ardeva un fuoco eterno, che non doveva essere spento in nessun caso. Alcuni affermano che avesse il potere di comandare la pioggia, altri, invece, sostengono che questo potere l’avesse sua moglie Perperuna. E’ il signore dei tuoni ed i suoi simboli son il fuoco, l’ ascia, il martello, la freccia, il carro, il cavalo, la quercia e la montagna. Dal Folklore possiamo trarre degli elementi molto importanti sul suo conto: lotta contro i demoni, e’ il compagno di Perperuna ed e’ rappresentato con i capelli argentei. Si occulta sotto le spoglie di un uomo, di un cavallo, di una pietra o di un pesce dagli occhi rossi. A lui vengono attribuire le belemmiti e le folgoriti, chiamate Pietre di Perun,  che proteggono dalla sfortuna, dalle disgazie e dai malefici.

Simargl era il Dio del fuoco, elemento  principalmente legato alla famiglia e al focolare  un luogo ritenuto sacro per gli slavi antichi. Le ragioni sono diverse. Il fuoco è stato il centro fisico e spirituale che raccoglieva tutta la famiglia, un luogo dove si preparava  e consumava il cibo e dove si svolgevano attività religiose. Il fuoco ed il focolare erano considerati la fonte di calore, e il luogo di vita della comunità. Sotto il  fuoco sono stati sepolti i membri della famiglia, motivo per cui questo luogo  era associato agli spiriti degli antenati.Nel focolare viveva anche il Domovoj – lo spirito che protegge la casa e i familiari.  Simargl è raffigurato come un cane, un serpente o un drago. E’ Dio della fertilita’, della sessualita’, della riproduzione e della mietitura.

Jarylo  è il Dio delle fertilità, della giovinezza, della forza e della primavera nella mitologia slava.

Jarylo
Jarylo

Veniva raffigurato come un giovane uomo vestito di bianco, con lunghi boccoli biondi, scalzo, con un fascio di grano in una mano, e nell’altra una testa.Talvolta era rappresentato su un cavallo bianco. La sua festa cadeva, a seconda delle versioni, tra il 21 e il 27 Marzo ed era una celebrazione della fine dell’inverno e del ritorno della primavera, quindi della rinascita della vita.  I funerali di Jarylo venivano, invece, celebrati alla fine di giugno, dopo la festa del solstizio d’ estate

Jarovit è invece il Dio della guerra nella mitologia slava e il suo nome deriva da Jaru, forte. Il suo attributo principale è lo scudo e il legame tra Jarylo e Jarovit è molto stretto, tanto da far pensare che siano stati in principio un unica divinità e che Jarovit incarnasse gli aspetti più distruttivi di Jarylo, fino a diventare un Dio a sè stante.

belobog
Belobog

Belobog è rappresentato come un Dio buono, caratterizzato da bontà e che si manifesta come un uomo vestito di bianco  con barba e capelli lunghi, in netta contrapposizione con Crnobog, il Dio del male  che risiede negli Inferi. A causa dell’ eseguità delle fonti non èancora molto chiaro se Belobog e Crnobog sono due Divinità distinte o se invece sono due tratti, due facce,della stessa Entità.

Crnbog è invece il Dio del male per gli Slavi,

Crnobog
Crnobog

responsabile di calamità, disastri e sventure ovunque esso si trovi. Di Crnobog abbiamo scarsissime fonti.

L’unica fonte storica sul paganesimo slavo che menzioni questo dio è la Chronica Slavorum del XII secolo, un lavoro scritto dal cronista e prete tedesco Helmond di Bosau, che descrive tradizioni e credenze di svariate tribù che resistevano alla crescente oppressione della cristianizzazione. Helmond riporta:

« Gli Slavi, dicono, hanno un’usanza particolare: durante le feste, passano un calice tra di loro radunati in cerchio, non al fine di pregare, ma piuttosto per maledire nel nome degli dei, buoni e cattivi, per ogni buon affare pregando un dio buono, e per ogni cattivo affare maledendo un dio maligno. Questo dio del dolore nel loro linguaggio è chiamato Diabolous o Zherneboh, il che sta a significare dio nero. »

Radigost era la divinità suprema della città slava Retre o Radgosc(da dove deriva il suo nome). A Radgošć o Retre, c’era un tempio di questa divinità  costruito in legno, splendidamente dipinto all’esterno e all’interno. Adam Bremenski descrive la statua di Radgost che si trovava nel Tempio come una magnifica struttura coperta d’oro su di una pedana di porpora. La statua fu probabilmente costruita in legno, come avvenne con altre statue di divinità slave. Davanti al tempio di Radgost si faceva commercio, mentre all’interno del tempio si facevano rit i divini . Il rito si praticava nel modo seguente: i sacerdoti innanzitutto scavavano buche nel terreno, poi  interpretavano le forme degli incavi il protettore delle citta’ e poi  rilasciavano il “cavallo verde” all’interno del tempio. Questo cavallo era  un cavallo normale,che, per i fini della divinazione, era stato coperto di erba. A seconda  dove il cavallo avrebbe calpestato si  sarebbe interpretato il volere degli dei. Il tempio di Radgost  era stato costruito nel 1000 e bruciato nel 1066  dai cattolici. Come  qualsiasi altra divinità, anche Radgost  era raffigurato come un guerriero. In una mano teneva l’ ascia mentre in un’altra, il pane e il sale. Il pane e il sale sono i simboli dell’ accoglienza nei paesi slavi, quindi si può concludere che Radgost era il dio dell’ospitalità. ma anche dei commerci, dei viaggiatori, degli stranieri e dell ospitalità. Il suo nome deriva dallo slavo antico: raditi che significa allietare e gost,  vuol dire ospite. Le leggende vogliono che punisse coloro che non si era dimostrati ospitali nei suoi confronti durante i suoi viaggi.

Porvata è il dio dei boschi; non ha idolo o immagine; ma si manifesta in tutta la foresta primordiale. Il suo giorno sacro è Martedì ed è collegato con la mezza estate.

Stribog e’ il Signore dei Venti e a causa dell’ esiguo numero di fonti e’ difficile tracciare un profilo corretto. Nel Canto della Schiera di Igor vengono nominati i venti, suoi nipoti, che soffiarono frecce sull’ esercito di Igor. Nelle realtà rurali e’ ancora oggi possibile udire i contadini dire ”Se il vento e’ calmo e’ perchè oggi Stribog suona il flauto”.

stribog
Stribog

Per capire il suo ruolo bisogna  guardare come è  costruito il nome di questo  Dio. Parte del nome indica che si tratta di una divinità, perché il nome contiene la parola dio (bog). Mentre la prima parte del nome, “stri” indica il ruolo di Stribog: Uno che estende.  Era raffigurato come un vecchio che aveva un corno guerriero  e viveva ai margini della luce nel bosco profondo o su un’isola in mezzo al mare o all’oceano . Con questo corno  svegliava i vent. Per queste sue caratteristiche molti comandanti militari si sono identificati in Stribog e lo vedevano come un loro idolo. Anche i principi spesso costruivano  i suoi idoli e li rispettavano. I marinai pregavano  il dio Stribog per  desse vento alle loro vele.  I templi principali di Stribog erano su isole nel mare, presso li sbocchi dei fiumi, dove si fermavano spesso  navi mercantili . I mercanti portavano a Stribog i ricchi doni prima che la nave saltasse sul mare aperto. Secondo la leggenda, Stribog era considerato il comandante dei venti, così come  Perun il comandante dei tuoni e fulmini. Stribog  era il protettore di Vesna(dea della primavera). Lui come  dio del vento e dell’aria  ogni primavera accompagnava Vesna sulle  ali della brezza primaverile. Insieme auguravano  ogni inizio di primavera e portavano  al mondo  calore  e  migliori condizioni di vita. L’aquila era l’animale  dedicato a lui.

altare
Altare

Mokoš e’ associata alla femminilita’, alla sessualita’, alla tessitura  e alle attivita’ femminili. Per gli antichi slavi Makoš era la protettrice del vello della pecora. Negli altari dedicati a Mokosh possono venir posti vari oggetti, come una piantina di basilico, della lana,delle forbici, magari delle vecchie forbici delle nonne, quelle fatte a mano, e il tutto potrebbe venir posto su una pelle di pecora o di agnello. Come offerta le viene lasciato del latte.

makoshh
Mokosh

Gli slavi poggivano appunto sui piedi della statua di Makoš le forbici,il basilico e la lana per far  proteggere il vello delle loro pecore. Compare come spirito della casa con le sembianze di una donna con una grrande testa e con i capelli scompigliati che di notte filava la lana delle pecore.

Prima della sua apparizione si udiva il rumore delle ruote o dei vecchi filai. le usanze vogliono che le venga lasciato un gomitolo di lana in dono e dei viveri. la sua festa ricorre tra il 25 Ottobre il 1 NOvembre. il suo giorno e’ il venerdi’ in cui e’ propiziatorio iniziare tutti i lavori femminili. .Il simbolo di questa dea è il filato, il gomitolo di lana, il mandrino. Il suo animale santo è l’ape bianca progenitore mitico degli slavi ma anche l’agnello ed il serpente. La sua pietra è l’argento e la pietra di luna

Ziva significa vita e si può capire che è connessa alla vita. Come ogni divinità femminile, Ziva ha delle caratteristiche della Dea Madre. Però, l’aspetto materno di Ziva è più rilevante che in altre Dee slave (Vesna, Lade). Ziva era una Dea che si prendeva cura dei bambini e sorvegliava il loro destino. I suoi capelli avevano il colore delle spighe di grano, in una mano teneva la mela, e nell’altra le fragole.

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Ziva

C’è un mito interessante riguardo ai capelli di Ziva: i suoi capelli vengono bruciati da uno spirito maligno e Svetovid, il suo compagno, le rifà i capelli in oro puro.  Rappresenta la terra stessa, che al momento della fertilità si copre dell’oro del grano vigoroso, mentre nell’anno sterile la terra rimane senza i suoi “capelli d’oro”. Ziva è incinta durante il periodo estivo è per questo era vietato punzonare la lama nel terreno per non ferire la dea. Gli uomini per accontentare la Dea della fertilità mettevano nel campo le statue scolpite con l’immagine di Ziva,offrendole fiori o frutti. Dalla leggenda dei capelli possiamo capire che la dea era legata al grano che veniva raccolto in autunno e in primavera di nuovo veniva seminato  per la prossima raccolta.

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Vesna

Vesna  per gli slavi è la  Dea della primavera, ed è associata alla gioventù. Vesna era una Dea molto popolare tra la gente perché sostituiva l’inverno e la morte, cioè Morana. Morana invece è la Dea dell’inverno e questo periodo per gli slavi (soprattutto settentrionali) era associato alla morte. L’ inverno in epoche lontane era caratterizzato da scarsità di cibo, da varie malattie causate dal freddo, e quindi associato alla morte. Vesna porta i campi verdi, i prati fioriti, il tempo piacevole, favorevole alla vita e al lavoro. Con questi cambiamenti della natura Vesna portava gioia nelle case degli Slavi.  Come la primavera rappresenta il rifioire la natura così Vesna ha il proprio ruolo di Dea della giovinezza. In particolare, Vesna era un modello per le donne. Era bella e potente ed intorno a lei si diffondeva il profumo. Oltre alla bellezza, le si attribuiva  anche il potere sul Sole, senza il quale non poteva arrivare la primavera.

Lada è la Dea slava dell’amore e della bellezza. Associata al potere planetario di Venere, è legata non solo all’ amore ed alla bellezza ma anche alla fertilità.

Lada
Lada

Lada è raffigurata come una ragazza dai lunghi capelli d’oro, a volte con una corona di spighe di grano, e simboleggia la dea della fertilità, con l’aspetto della Madre Terra. Sul suo petto a volte si poteva trovare il simbolo del sole, quindi un simbolo di vita. Come dea della fertilità Lada ha un ciclo annuale che fa presumere che lei risiede nel regno dei morti fino alla primavera e vi ritorna alla fine della Primavera .il suo regno inizia dal 21 Marzo, Lada, soprattutto, è la dea del volo. Lada segue Vesna, la dea slava della primavera. Tuttavia, entrambe queste dee sono collegate alla fecondità, così la loro funzione è a volte difficile da distinguere. Come è facile notare, il potere di Lada inizia a primavera e dura fino al termine del periodo della fertilità. Oltre ad essere associata al Sole, Lada è legata alla pioggia ed alla calda notte d’estate, il momento ideale per una dea dell’amore. Gli animali associati a Lada erano: il gallo, il cervo, la formica e l’aquila, mentre le sue piante erano: il ciliegio, il tarassaco, il tiglio e la peonia.

Morana
Morana

Morana  era la dea slava  dell’inverno e della morte. Come dea dell’inverno non era mai stata amata dai popoli slavi, perché portava morte, fame,  freddo insopportabile,  malattie. Pertanto, il suo arrivo era stato sempre atteso con paura, mentre la sua lontananza veniva celebrata con gioia. Una leggenda narra che Dazbog dio del sole era andato nel mondo sotterraneo Nav a cercare sua moglie Zlatna Maja(Maja d’oro).  A Nav aveva incontrato Morana che lo aveva sedotto. Dopo un po’ di tempo Morana annoiata di Dazbog si trovò un altro amante – Crnobog. Morana per liberarsi di Dazbog  tentò di avvelenarlo. Salvato da  Ziva Dazbog bruciò Morana e la mandò nel mondo sotterraneo. Questo spiega il processo dell’ andamento del sole. Secondo le credenze del popolo pagano, il sole durante l’inverno si trova nel mondo sotterraneo. Morana è descritta come una donna con i capelli scuri e con un aspetto pauroso, associata alle creature demoniache. Tuttavia, non si può dire che Morana fosse soltanto una divinità negativa. In fondo il popolo slavo venerava la dea Morana malgrado non fosse buona,  lo spaventasse e lo terrorizzasse.

Un altro abitante degli inferi è Zmaj, un enorme drago o serpente a più teste (tre, sette o nove a seconda delle versioni) molto importante per la cosmologia slava. Infatti dopo esser stato sconfitto da Svarog venne utilizzato dal Dio come aratro per separare i tre Regni, il Nav,il Jav ed il Prav, per poi essere relegato nel Nav.

Veleš,  il Dio a cui maggiormente sono legata e con il quale in genere pratico, e’ associato ai Draghi, al bestiame, alla magia, ai musicisti, allo smercio, alla frode alle ricchezze e all’ inganno, oltre ad essere una guida per le anime dei defunti.

simboli di Veles: l'orso, il bestiame ed il serpente
simboli di Veles: l’orso, il bestiame ed il serpente

Inoltre il Dio punisce con delle malattie coloro che rompono dei giuramenti. Veleš e’ rappresentato in vari modi. Puo’ essere un serpente arrotolato attorno alle radici dell’ Albero del Mondo, oppure viene rappresentato come un uomo possente o come un uomo con le corna, in quanto era figlio di due vacche ed era il Dio  del bestiame. Alcuni lo considerano un Dio cornuto e talvolta viene rappresentato come un orso, considerato dagli antichi slavi come il Re della Foresta. Domina il Regno dei morti. L’ Oltretomba non era un luogo spiacevole o di dolore, ma nelle storie popolari viene descritto come un mondo verde ed umido, dove dimoravano fantastiche creature e dove le anime dei defunti vegliavano sulle mandrie di Veleš. il Dio manda anche gli spiriti dei morti nel mondo dei vivi come messaggeri. A questo proposito gli slavi tenevano delle feste, le Velja Noc, convinti che in alcuni periodi dell’ anno i confini tra i mondi dei vivi e dei morti si assottigliassero. Durante queste feste i giovani dei villaggi, chiamati Koledari o Vucari, si vestivano con lunghi cappotti di lana di pecora e indossavano maschere grottesche girovagando per i villaggi e cantando delle canzoni nelle quali dicevano di aver viaggiato a lungo e di essere tutti bagnati, un chiaro riferimento al Regno umido di  Veleš.b8ac9e9b458fd04be8b62c8bb7f7ac9b I padroni delle varie case dovevano dar loro dei doni che venivano poi portati al Dio, il che lo rendeva simile ad un drago accumula tesori. Come si può evincere dal Manoscritto Nestoriano i doni assicuravano buona sorte per quella famiglia, mentre chi incolleriva il Dio avrebbe attirato su di se sciagure e malattie.  Veleš era il Dio della magia e secondo alcuni resoconti popolari l’ espressione ”Cmu vunu presti” , ovvero tessere la lana nera, e’ un allusione alle arti magiche. In lacune canzoni i Koledari cantavano di tessere della lana nera. E’ il protettore del bestiame e dell agricoltura e la prima spiga di grano veniva tagliata e legata ad un amuleto per ottenere protezione dagli spiriti maligni. Questo gesto veniva detto ”legare la barba a Veles”. Quest’ ultimo modo di dire e’ molto simile ad alcuni modo di dire degli slavi meridionali, ad esempio: šaka brade (per un pugno di barba) oppure ”primiti boga za bradu (afferrare un Dio per la sua barba). Tali affermazioni alludono ad una fortuna spropositata. I filologi russi Vjačeslav Vsevolodovič Ivanov e Vladimir Toporv ricostruirono la mitica battaglia tra Veles e il fratello Perun

Veles e Perun
Veles e Perun

attraverso una serie di studi comprativi tra le mitologie indoeuropee e le molte storie e canzoni popolari slave. La battaglia tra un Dio del tuono e un enorme serpente o drago e’ un elemento unificante e ricorrente. Perun è il Dio del tuono, mentre Veles si comporta come un drago che si oppone a lui. All origine del conflitto vi e’ il furto da parte di Veles del figlio, o della moglie o del bestiame ai danni di Perun. Tale gesto non e’ altro che una sfida, infatti Veles  striscia fuori dalle caverne del mondo sotterraneo e sale avvolgendosi attorno all albero del mondo verso i domini celesti di Perun, che lo attacca con le sue saette. Veles scappa, o si nasconde sotto le spoglie di un albero, di una persona o di un animale ma alla fine viene sconfitto / ucciso. IN  questa mort rituale qualsiasi cosa abbia rubato viene rilascata dal suo corpo in forma di pioggia che cade dal cielo.

Scontro tra Veles e Perun
Scontro tra Veles e Perun

Il mito della tempesta serviva agli antichi anche a spiegare il cambiamento delle stagioni. I periodi piu’ secchi venivano interpretati come il caos risultante dal furto di Veles e i fulmini erano visti come la battaglia divina, la conseguente pioggia era il trionfo di Perun. Essendo un mito ciclico  la morte di Veles non era mai permanente.  Sebbene in questo mito giochi il ruolo negativo di portatore del caos, Veles non era visto come un Dio malvagio. Inoltre la dicotomia ed il conflitto con Perun non rappresentano lo scontro tra il bene e il male, ma piuttosto l opposizione tra i principi naturali di terra, acqua e sostanza, Veles quindi, contro il cielo, il fuoco e lo spirito, ovvero Perun. Oltre ad essere il Dio degli Inferi e delle anime dei morti, la presenza di palchi e di corna rimandano ad un concetto di virilità, sessualità e potenza maschile. La sua natura maliziosa si evince, oltre che dal suo essere imbroglione, anche dal suo amore per la musica e per la magia. La parola Volhov, probabilmente derivata dal suo nome, in alcune lingue slave significa ancora oggi  stregone e nel Canto della Schiera di Igor, il mago Bojan viene definito il nipote di Veles. Dal momento che la magia e’ strettamente connessa alla musica nelle società primitive, Veles era altresì considerato il protettore dei musicisti e dei viaggiatori. Fino al 20 secolo in Croazia i musicisti di un matrimonio non iniziavano a suonare finché lo sposo no versava a terra del vino, possibilmente vicino alle radici di un albero, a significare che non avrebbero suonato finche’ non veniva fatta un offerta al loro Dio protettore.  Era anche il protettore del bestiame, tanto che spesso a lui ci si riferisce come skotji bog, ovvero dio bestiame. I suoi attributi erano le corna da toro, ariete, o di un altro erbivoro addomesticato,  probabilmente la lana nera, a sua volta connessa alle arti magiche.

Devana era la Dea dei boschi e della caccia. Il suo nome contiene la parola deva che significa vergine o ragazza giovane.

Devana
Devana

Era infatti una Dea che conteneva in se’ il potere di una femminilità selvaggia e sfrenata, che ancora non era stata posseduta da un uomo. Devana era considerata una Dea cavalla e il matrimonio tra Veleš e Devana fu inizialmente caratterizzato dal rifiuto di Devana ma il Dio, trasformandosi in un fiore di basilico riusci’ a placare la Dea selvaggia.

Devana e Veles
Devana e Veles

Come moglie fu una la Dea che aiutò Veleš a superare le difficoltà ed e’ associata anche ai laghi e ai fiumi. I suoi alberi sacri sono il nocciolo e salice.

Chuma è la Dea slava della morte, figlia di Veles.  E’ raffigurata come una donna pallida chumacon lunghi capelli bianchi ed un abito dello stesso colore. Porta in mano un paio di forbici d’ argento con le quali taglia il filo della vita e aiuta i morti nel loro iniziale cammino verso gli inferi. Anche se Chuma è una Dea di morti è generalmente vista come una presenza benigna e viene chiamata da coloro che stanno morendo per aiutarli ad avere un trapasso sereno.


Vi ringrazio per la lettura e per essere giunti fino a qui. Spero vi sia interessato il mio articolo e questa antica cultura che ha rischiato di venir dimenticata per sempre. Probabilmente in futuro scriverò qualcosa inerentemente alle figure mitologiche, alle fiabe e alle leggende slave, ma per adesso preferisco scrivere più argomenti più pratici e più inerenti alla Stregoneria generale.

Ricevo volentieri commenti, domande e curiosità ^_^

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