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I cavalli ed i celti

È un simbolo di potere, velocità e prestigio ed è l’animale più raffigurato nella produzione numismatica celtica. Spesso le monete portano anche la raffigurazione di un cavallo con il busto o solo la testa di donna, simboleggiando l’unione dell’animale con la Dea. Il  tema del cavallo compare anche sulle monete dei Bellovaci,  dei Parisii, dei. Catalauni, dei Biturigi, dei Coriosoliti, dei Sequani, del Taurisci, degli Edui, dei Redoni e di altre tribù celtiche presso le quali questo animale godette sempre di un notevole rispetto.
Il cavallo, soprattutto nel suo aspetto di bianca giumenta dell’ Altromondo, era associato alla dee irlandesi Etain Echraidhe Niamh dalle Trecce Bionde, Macha e Rhian Gabhra, alla dea gallese Rhiannon e a quella gallica Epona. I Celti ritenevano il cavallo il simbolo della Dea che si manifestava sotto diversi aspetti, uno dei quali era l’incarnazione dello spirito del grano, e a volte l’animale veniva sacrificato durante particolari riti in cm era strettamente implicato il capo o il re della comunità. Il cavallo era pertanto associato alla fecondità e il suo sacrificio risultava necessario affinché questa si perpetuasse e permettesse la vita degli uomini.
Come abbiamo accennato un’importante funzione del cavallo è quella di mezzo di trasporto fra i mondi, un viaggiatore fra il regno terrestre e quello spirituale. Spesso viene associato al mondo sotterraneo, al fuoco o all’ acqua, alla vita e alla morte. La molteplicità dei suoi significati simbolici può essere dovuta al fatto che questo animale è spesso abbinato alle dee, personificazioni svariate dell’unica Grande Dea Madre, i cui caratteri risultano complessi e a volte contrastanti. Si pensi a Brigit, a Rhiannon, a Epona che assumono sia l’aspetto di dee benefiche sia quello di streghe distruttrici (come la triade Morrigan, Macha, Bodbh).
Il cavallo è così legato alla terra, alla luna, alle acque, alla sessualità, al sogno, alla divinazione, alla vegetazione e al suo rinnovamento periodico, alla vita attraverso la morte. La sua particolare caratteristica di animale adatto al trasporto e al movimento lo rende un essere legato sia all’ elemento oscuro che a quello luminoso: alla notte segue il giorno e il cavallo diviene quindi l’animale che «porta» la luce (il carro del sole guidato da Apollo è trainato da cavalli), assumendo il colore bianco.
Quando è nero, infatti, è simbolo della Dea nel suo aspetto terribile di Signora della, Battaglia e della Morte, regina del reame oscuro e della divinazione. E interessante notare che in inglese la parola «incubo» (nightmare, letteralmente «giumenta della notte») sembra derivare dalla tradizione celtica e servirebbe a indicare un essere portatore di sogni e immagini dall’ Altromondo.
Grazie al manto bianco esprime il valore di potenza e splendore e può ben rappresentare l’eroismo e la nobiltà. Nelle sue caratteristiche di animale dei mondi interiori e del lavoro spirituale il suo colore bianco e i suoi attributi celesti rappresentano l’istinto sublimato e l’unione della parte animale con quella umana. Si sa che m Irlanda fino al XII secolo il futuro re per essere riconosciuto tale dal popolo doveva unirsi, nel corso di una solenne cerimonia,  a una giumenta che subito veniva sacrificata e la sua carne fatta bollire. Veniva quindi servita durante un banchetto rituale a cui solo il re non poteva partecipare, ma in seguito avrebbe dovuto immergersi nel brodo dell’ animale. Ecco che si presenta l’unione rituale del Cielo e della Terra e un rito di iniziazione in cui il bagno nel caldaio rappresenta un regressum at uterum da cui il sovrano esce rigenerato e dotato di nuovi poteri che l’ unione con la giumenta, la Madre-Terra, gli ha conferito. Il re e divenuto sacro con questo rito e la regalità è ora riconosciuta dai sacerdoti e dal popolo.

Il nodo con tre cavalli

La diposizione tripartita dei cavalli significa che il corpo, la mente e lo spirito sono in armonia. Nella tradizione celtica (così come in molte altre culture) il cavallo è forse l’animale più importante e maggiormente considerato. Il nodo con tre cavalli era utilizzato dai guerrieri (come amuleto, raffigurazione o tatuaggio) come protezione nelle battaglie. Aiuta a comportarsi valorosamente, rimanere in
armonia; protegge contro la mancanza di equilibrio e  la codardia.

 

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Fonte: http://www.moak.altervista.org, http://www.latelanera.com

 

 

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